La Negroni Room Experience di Campari è arrivata a Palermo, dopo il coinvolgimento di diverse città italiane.
Al MEC Palermo, in via Vittorio Emanuele 452, il Negroni viene raccontato attraverso immagini, sapori, gesti e atmosfere. Non come una formula immutabile, ma come un rito capace di cambiare pelle restando riconoscibile: un invito a seguirne le origini, ascoltarne le evoluzioni e lasciarsi guidare dai sensi.
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Una soglia tra storia e contemporaneità
Il MEC Palermo si trova all’interno di Palazzo Castrone Santa Ninfa, nel cuore della città e di fronte alla Cattedrale. La posizione non è un semplice sfondo: è la soglia attraverso cui la Negroni Room Experience entra in dialogo con Palermo, con la sua stratificazione storica e con quella capacità tutta mediterranea di trasformare l’accoglienza in una forma di racconto. Appena il percorso prende forma, a dominare è il rosso Campari. Le luci soffuse accompagnano il passaggio da una dimensione all’altra, mentre immagini e contenuti audiovisivi costruiscono una narrazione che non procede soltanto per parole. La vista incontra superfici, colori e sequenze; l’ascolto segue il ritmo dell’esperienza; il gusto completa ciò che gli occhi hanno iniziato a intuire. La Negroni Room si presenta così come un viaggio multisensoriale, visivo e gustativo, dedicato al Campari e alla storia del Negroni. Il suo linguaggio è quello di un incontro tra mixology, cultura, arte, gastronomia e “scienza liquida”: un’espressione che restituisce l’idea di un sapere fatto di precisione, sensibilità e trasformazione, senza rinunciare alla parte più emozionale del bere miscelato. L’ambiente invita a rallentare. Ogni elemento sembra contribuire a spostare l’attenzione dal consumo rapido alla comprensione, dalla curiosità immediata alla memoria. Il cocktail non arriva isolato, ma dentro una trama di immagini e sensazioni che ne amplifica il significato.
Novanta minuti dentro la storia del Negroni
La Negroni Room è un percorso di 90 minuti riservato a gruppi di dieci persone. A guidarlo è una sequenza di quattro portate firmate dallo chef Carmelo Trentacosti, alla guida della cucina stellata del MEC, abbinate a quattro cocktail. Il dialogo tra piatto e bicchiere non procede per contrapposizioni schematiche: costruisce piuttosto un racconto progressivo, in cui ogni passaggio prepara il successivo.Il viaggio comincia dalle origini e attraversa le evoluzioni del drink. Milano-Torino e Americano aprono la narrazione; il Negroni classico ne rappresenta il centro riconoscibile; le reinterpretazioni contemporanee mostrano infine quanto una ricetta possa continuare a vivere quando incontra nuove sensibilità. Le tappe non sono presentate come una lezione separata dall’esperienza, ma come capitoli di una stessa storia.Il Negroni è nato a Firenze nel 1919, al Caffè Casoni. Da quel luogo e da quell’anno prende avvio una vicenda che ha saputo attraversare epoche, città e linguaggi. A Palermo, il racconto passa attraverso la cucina e la miscelazione per restituire al cocktail una dimensione culturale: si assaggia, si osserva, si riconoscono profumi e consistenze, si percepisce il modo in cui un’idea può sedimentare nel tempo.La portata e il cocktail diventano così una coppia narrativa. Il piatto introduce una suggestione, il bicchiere la rilancia; poi il percorso cambia tono e invita a riconsiderare ciò che si è appena incontrato. È in questa progressione, più che nella descrizione tecnica, che la Negroni Room trova la sua forza: nel far percepire l’evoluzione del drink come un movimento continuo tra tradizione e ricerca.Palermo, per la prima volta, ospita il progetto articolato in due esperienze complementari: Negroni Bar e Negroni Room. La distinzione non crea una gerarchia, ma due modi diversi di avvicinarsi allo stesso universo, uno più immersivo e strutturato, l’altro più libero e informale.
Il rito si apre al banco
Il Negroni Bar propone una formula più informale, pensata per chi desidera entrare nel racconto con tempi e modalità più agili. Qui il percorso si affida a tre mini cocktail accompagnati da finger food, in un equilibrio che mantiene centrale la degustazione ma lascia spazio alla convivialità e alla conversazione.Attorno al banco trovano posto anche i guest shift con bartender ospiti e i momenti dedicati alla cultura della mixology. Sono occasioni in cui il gesto del bartender, la scelta delle proporzioni e il confronto tra esperienze diventano parte visibile del patrimonio del cocktail. Il Negroni non è soltanto ciò che arriva nel bicchiere: è anche il sapere di chi lo interpreta e la comunità che si forma intorno a quel gesto.Per la tappa palermitana, il programma e gli incontri con i bartender coinvolgono quattro realtà: Sbronzi di Riace, Camillo Restaurant, Villa Igiea e MAK Mixology. Nomi diversi, sensibilità diverse, un’unica occasione per osservare come la cultura della miscelazione possa parlare con accenti molteplici e trovare nella città un terreno fertile.La presenza del MEC rende questo confronto ancora più significativo. Da una parte c’è la precisione di un format che porta in scena il Negroni come oggetto di studio, esperienza e memoria; dall’altra c’è una città che conosce il valore del tempo, dell’incontro e della tavola. Nel cuore di Palermo, il cocktail assume così una luce nuova senza perdere il legame con la propria identità.
La Negroni Room Experience resterà al MEC Palermo fino al 28 novembre 2026, nello storico Palazzo Castrone Santa Ninfa, in via Vittorio Emanuele 452, di fronte alla Cattedrale. Il pubblico potrà scegliere tra la profondità del percorso da 90 minuti e la dimensione più informale del Negroni Bar, incontrando lungo il programma le realtà e i bartender coinvolti nella tappa palermitana.Alla fine, il Negroni si conferma un rito italiano proprio perché sa rinnovarsi senza cancellare le proprie origini. Cambiano i luoghi, le persone, i sapori e le interpretazioni; resta la capacità di riunire intorno a un bicchiere una memoria condivisa e una promessa di scoperta. Da Firenze a Palermo, il cocktail continua a cercare nuove forme per raccontare la stessa, inesauribile storia.